Quest’anno, per le mie tanto attese due settimane in Alta Badia, ho temporaneamente abbandonato Colfosco per La Val, borgo più raccolto ed appartato rispetto ai maggiormente frequentati Corvara, La Villa e San Cassiano. A poco più di 1300 m. di altitudine, l’equilibrio tra gli antichi masi e le costruzioni più recenti, è perfetto ed il profondo rispetto per la natura palpabile e rassicurante.
Dal centro del paese ha inizio la Roda dles Viles, testimonianza della tradizione rurale del territorio. È un semplice e tranquillo itinerario che sale ai caratteristici ed antichi insediamenti ladini. I fienili, le stalle e le case in pietra e legno si affacciano sul verde intenso dei prati incontaminati e guardano alle straordinarie cime dolomitiche.
Passare da un preambolo dall’impronta decisamente romantica ad una dimensione più terrena potrebbe apparire spiazzante ma la cucina non suscita forse emozioni intense e struggenti?
E se esiste una tradizione culinaria oltre a quella della mia terra natia che mi coinvolge particolarmente, è senza alcun dubbio quella ladina. Nel corso degli anni, la lista degli storici punti di riferimento gastronomici della valle si è allungata e - giuro, non sono di parte - ogni nuova scoperta è entusiasmante.
Il programma alimentare montano, salvo imprevisti perlopiù riconducibili alle condizioni meteorologiche, è sempre lo stesso. A pranzo - a giorni alterni - panini con speck e Bela Badia o tappa in rifugio. La cena è a casa, fatta eccezione per quella della vigilia del rientro in Liguria.
La Val gourmet: tappa fissa e nuove scoperte
Nei giorni pigri o in quelli in qui le previsioni del tempo scoraggiano dall'intraprendere escursioni lunghe ed impegnative, l’Utia da Rit è una delle mete preferite.
Raggiungibile agevolmente in circa un’ora e mezza a piedi partendo dal parcheggio Ciurnadù cui si arriva con la navetta La Val Express, il rifugio regala emozioni al cuore ed al palato.
Gustare i piatti tipici del territorio sudtirolese a 2000 metri di quota e con gli occhi rivolti a cime straordinarie come il Sass dla Crusc o il Sass de Pütia, è un’esperienza indimenticabile. Tagliatelle fatte in casa, canederli, gulasch con carne dal maso del rifugio, kaiserschmarren. Tutto delizioso.
Agriturismo Ciablun
Nonostante frequenti l’Alta Badia da oltre trent’anni, di La Val conoscevo solo il piccolo centro del paese e la strada che porta ai parcheggi dai quali partire per raggiungere gli splendidi prati dell'Armentara, l'Alpe di Fanes o la Cima Pares.
Quella dei piccoli nuclei sopra il centro del borgo è stata una straordinaria scoperta: a 1572 metri di altitudine inizia il Tru di Pra (sentiero dei prati di montagna), un itinerario escursionistico che si sviluppa tra pascoli alpini, masi storici, boschi e prati, aprendosi a paesaggi dolomitici dí imparagonabile bellezza. Una zona molto tranquilla che restituisce il senso autentico e genuino della montagna.
Qui, l'imponenza del Sass dla Crusc toglie il fiato ed è stata lo straordinario sfondo del mio primo pranzo al Ciablun cui ho dato il via partendo con le tagliatelle fatte in casa con ragù di Black Angus, bovino di origine scozzese allevato presso l’antico maso dell’agriturismo. La carne di Angus ha un sapore deciso, è tenera e ricca di Omega 3.
Irresistibilmente invitanti le specialità sudtirolesi e ladine ed è ovvio che non avrei potuto fermarmi alla pur eccellente pasta fresca. Ottimo assaggio quello della rosticciata di Angus con patate, sfuggita all’obiettivo dello smartphone perché gustata con particolare ardore.
Infine, vietato rinunciare alle tutres, le grandi frittelle tipiche della valle il cui impasto è costituito da farina di segale, farina di frumento e burro fuso. Il ripieno classico è quello di ricotta e spinaci o di crauti.
Restando in tema, un assaggio di furtaies, le golose frittelle dolci a forma di spirale, è irrinunciabile.
Le furtaies dell’Agriturismo Ciablun vengono servite in porzione decisamente ricca: la portata è indicata in menu per una persona, ma la quantità è abbondantemente per due.
La pastella per realizzarle si ottiene miscelando farina, uova, burro, latte, grappa e olio. L’impasto viene versato nell'olio bollente attraverso il tipico strumento a forma di imbuto che viene mosso in modo da far prendere alla pastella la tipica forma a spirale. Le furtaies vengono cosparse di zucchero a velo e perlopiù servite con confettura di mirtilli rossi.
Ostaria Vedla, una fiaba di gusto
È ancora nella parte più alta de La Val un luogo che pare uscito da una fiaba. In questa porzione di Paradiso che si chiama Tölpei, sembra di esser stati catapultati in un’epoca lontana. Il posto perfetto per dare l'arrivederci al prossimo anno alla mia amata valle. Il silenzio regna sovrano, appena rotto dai suggestivi suoni della natura. A dominare questo piccolo spazio le rovine della vecchia chiesa di San Genesio, con l’antico campanile ancora intatto.
Lo chef Tobias utilizza sapientemente ed in modo creativo gli ingredienti del territorio. Ottima la carne, che rende speciale anche un semplice e classico vitello tonnato.
Davvero eccezionale il risotto al pino mugo con ricotta al forno e zeste di limone: cremoso, cottura perfetta, profumo intenso.
Il dessert, semplice e straordinario, è un capolavoro di bellezza e bontà: un trompe-l’œil perfetto realizzato con cioccolato bianco e ripieno di purea di mele locali.
A fine cena, usciti dal locale, un regalo prezioso: il fascino della Chiesa di Santa Barbara illuminata rende ancor più emozionante il crepuscolo sulle montagne.
A conclusione di quest’ode all’incanto di gusto e bellezza di La Val, non posso dimenticare il meraviglioso strudel preparato per noi dalla padrona di casa alla vigilia del ritorno a Genova: un tripudio di fettine di mela tagliate sottili ed avvolte da una frolla morbidissima.
Non credo di esagerare definendo lo strudel della signora Ingrid il più buono che abbia mai gustato.















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