Canederli classici e dolci, piatto del rocciatore, kaiserschmarren, strudel.
Sono tanti i piatti della cucina altoatesina che mi procurano una discreta acquolina e ho idea che lo sappiate molto bene.
Poi ci sono gli spätzle, preparazione sostanziosa e succulenta che è entrata ormai a far parte dei piatti di famiglia.
Devo ammettere che ultimamente capita molto di rado che li prepari a mano, specie da quando ho trovato un ottimo spätzle dí produzione artigianale.
Questi deliziosi gnocchetti dalla forma curva ed irregolare e dal nome che in dialetto svevo significa “passerotti “, videro la luce nel Medioevo nella Germania sud-occidentale.
È un origine umile la loro, quella preziosa della tradizione contadina. Nel corso del tempo, dalla Germania arrivarono in Austria, Ungheria, Svizzera e Francia, in particolare in Alsazia, regione che per diversi secoli fu sotto la dominazione tedesca.
La versione più conosciuta e gustata in Alto Adige è quella a base di spinaci. Meno nota ma altrettanto invitante, quella più rustica, realizzata con farina di grano saraceno, condita con burro, panna ed il prodotto principe sudtirolese, lo speck.
Gli spätzle tedeschi, tipici della Germania meridionale, sono perlopiù bianchi e vengono serviti come accompagnamento a piatti di selvaggina, conditi con il sugo di cottura della carne stufata o con cipolle croccanti.
L’impasto degli spätzle è molto semplice: farina di grano tenero, uova e acqua, anche se esistono versioni in cui, in sostituzione di quest’ultima, si usano latte o birra. Gli ingredienti vengono poi miscelati fino ad ottenere un composto piuttosto vischioso.


